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IMMIGRAZIONE: UNO SCRITTO DI SOSSIO VITALE

COSA SPINGE UNA TERRA DI EMIGRANTI A NON RICONOSCERE L’ALTRO EMIGRANTE?

Rifugiati Treviso

Sono li, immobili, addossati al pilastro del condominio, davanti alla porta del supermercato.
Si chiamano Saeed, Saiou, Vito e sono stranieri.

I primi due sono richiedenti asilo, fuggiti da paesi inospitali, devastati da guerre e carestie.
Vito invece è un immigrato di seconda generazione che ha semplicemente perso il lavoro, ogni tanto chiede ai dipendenti del supermercato scopa e paletta e spazza il portico del condominio.

Si limitano a salutarmi ogni volta che passo con un “buon giorno”, anche più volte nella stessa giornata.
Io gli rispondo ed il nostro colloquio finisce li.
Non mi chiedono nulla, né stendono la mano.

Ogni tanto gli allungo pochi spiccioli e mi ringraziano con un sorriso carico di gratitudine perché, ho scoperto di recente, che con un euro nel loro paese nativo mangiano circa 15 persone.
Forse sono inconsapevoli di essere al centro di un dibattito politico che infiamma le campagne elettorali di mezza Europa, o forse mi sbaglio, lo sanno e per questo cercano di rendersi invisibili.
Qual è il ruolo della politica in questa vicenda? Come va regolamentato il fenomeno immigratorio?
A queste domande la politica dovrebbe cercare di dare una risposta, ma oggi tutto il dibattito non affronta questi argomenti, essendo diviso solamente tra chi dice No all’immigrazione e chi per uno strano miscuglio di senso di impotenza, carità cristiana, impegni internazionali, si adopera per cercare di trovare soluzioni di accoglienza il meno disagevoli possibili.
Entrambe le risposte sono insoddisfacenti: i primi pur sapendo che il fenomeno immigratorio è inarrestabile, fomentano paure nella popolazione e con il loro No a prescindere non offrono proposte di soluzione, dicendo No sia al soccorso in mare ai naufraghi che al riconoscimento dello status di rifugiato politico a chi approda ai lidi italici.
I secondi, certamente più vicini al mio modo di sentire, nel limitarsi ad offrire soluzioni temporanee, non lo affrontano in maniera soddisfacente, perché non indicano una soluzione duratura per regolamentare il fenomeno e prima o poi le caserme dove oggi alloggiano gli immigrati finiranno.
In mezzo ci siamo noi cittadini, disorientati ed incapaci di ipotizzare soluzioni perché l’Italia è sempre stata una terra di emigrazione e non di immigrazione. A riprova di ciò basti pensare che la prima legge sull’immigrazione è del 1989!.

La sterilità del dibattito politico non aiuta al formare una coscienza popolare ed entrambe le risposte che vengono fornite sono perdenti nel lungo periodo.
Cosa spinge una terra di emigranti a non riconoscere l’altro emigrante?
Forse la smemoratezza. Un filosofo spagnolo ha scritto una volta che chi non consce la storia è costretto a riviverla, speriamo che si sbagli ma intanto Seed, Saiou e Vito sono li ed a loro dobbiamo dare una risposta.

Sossio Vitale, capogruppo di Treviso Civica in Consiglio Comunale

I MIGRANTI A TREVISO: ACCOGLIERLI CONVIENE!

IL COMITATO “PRIMA I TREVIGIANI” SI DIMOSTRA MIOPE:

ACCOGLIERE I PROFUGHI E I MIGRANTI È NECESSARIO, GIUSTO E… CONVIENE!

I rifugiati sono una risorsa

Alle provocazioni senza futuro del Comitato “Prima i Trevigiani”, che ha disseminato la Marca in questi giorni di striscioni con la scritta “PRIMA I TREVIGIANI, VIA GLI IMMIGRATI”, Treviso Civica risponde, altrettanto provocatoriamente, “PRIMA I TREVIGIANI DI DOMANI”. Con lucido ragionamento, è ora di aprire tutti gli occhi su quella che è la realtà dei migranti a Treviso.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) dichiara che nel 2015 la popolazione mondiale che ha lasciato il proprio paese a causa di guerre, cambiamenti climatici, sistemi politici oppressivi, fame, carestie (è sufficiente?) sono 65 milioni in tutto il mondo. E il dato è in costante ascesa da anni.
Sempre l’UNHCR aggiunge che di queste persone, profughi e migranti forzati, circa 360.000 sono arrivati nell’area mediterranea e cercano di entrare in Europa. Il 58% proviene dalle 10 più pericolose zone di guerra del pianeta e il 27% sono bambini.
E nel 2016 i dati sono ancora più importanti. Il fenomeno non è reversibile.

Un’invasione che disorienta e a qualcuno fa paura: ci sono interi paesi, o quartieri o singole strutture che non ci sono più familiari come un tempo, resi quasi irriconoscibili dall”occupazione di quest’orda di sconosciuti. Tanta è la frustrazione nel vederli disimpegnati, mai coinvolti, isolati, talvolta nervosi o arrabbiati, a fronte di una spesa sociale che grava sulle spalle di tutti i cittadini. Eppure l‘Occidente deve farsi carico di questo fenomeno epocale, per giustizia ma anche perché gli conviene. Vi spieghiamo perché:

1. va riequilibrata la piramide demografica: siamo una società che sta invecchiando rapidamente, la popolazione attiva diminuisce e abbiamo bisogno di persone che lavorino, che vengano formate, che contribuiscano a pagare i servizi e le pensioni, che abitino le nostre case vuote;

2. abbiamo bisogno di persone che si prendano cura del nostro patrimonio naturale e culturale, che servano le nostre attività produttive e le nostre istituzioni. E che magari, in un prossimo futuro, creino a loro volta ricchezza e lavoro, con idee nuove per fare impresa.

Abbiamo bisogno di loro e, se non vorremo ospitarli per giustizia, tranquilli: lo dovremo fare per necessità. Queste persone non si fermeranno, non hanno nulla da perdere; ma noi abbiamo molto da guadagnare. Purché venga applicata la logica dell’accoglienza diffusa (cioè razionalmente distribuita tra i tutti Comuni d’Italia) per non dare luogo a ingestibili “parcheggi umanitari”.

Il comitato “Prima i Trevigiani” alimenta la diffidenza, l’esasperazione, l’intolleranza. Promette ciò che non può perseguire (“ora basta: fuori tutti!”), generando odio e desideri di rivalsa. Più responsabilmente, il Comune di Treviso ha scelto di includere e di gestire l’accoglienza in modo da garantire la sicurezza di tutti i suoi cittadini, anche di quelli che ora protestano: partendo dal seminario “Come costruire comunità accoglienti” del 7 settembre 2015, proposto al Sindaco da Treviso Civica, l’Amministazione ha intrapreso una politica lungimirante mettendo in atto il  progetto di accoglienza strutturata (SPRAR), primo tassello di una strategia più ampia che ha permesso l’impiego di profughi volontari in convenzione con cooperative e Contarina per la gestione del verde pubblico e della raccolta differenziata. L’integrazione e la formazione passano anche dal lavoro.

Treviso è sicuramente sulla strada giusta e Civica.

Dario Brollo