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GIORGIO CAVAZZANO A PALAZZO GIACOMELLI: LA SINERGIA È UN TESORO

DIETRO ALLA MOSTRA DI MAGGIOR SUCCESSO DEL TCBF UN GRANDE LAVORO DI SQUADRA

cavazzano a palazzo giacomelli

Giorgio Cavazzano a Palazzo Giacomelli è stato sicuramente uno degli eventi di maggior richiamo del Treviso Comic Book Festival 2017. Il TCBF è una kermesse internazionale capace di attirare ogni anno a Treviso più di 30 mila visitatori da tutta Italia e non solo, e questa Amministrazione ne ha compreso tutto il potenziale, sostenendo sempre l’organizzazione. Ma nel 2017 si è sfiorato un piccolo incidente diplomatico, scongiurato grazie all’intervento del presidente Franco Rosi, che ancora una volta ha agito nel solco della proposta politica di Treviso Civica: creare sinergie per il bene comune.

Ma andiamo con ordine.

Quest’anno il TCBF ha invitato a Treviso Giorgio Cavazzano, forse la firma più nota e amata della Disney Italia, autore di capolavori indimenticabili come “Casablanca” e “La strada”. Il TCBF intende tributarlo esponendo le tavole originali di “Topo Maltese, la ballata del topo salato”, l’omaggio che Cavazzano ha disegnato per Topolino in occasione del mezzo secolo di Corto Maltese, il marinaio di Hugo Pratt.

L’eccezionalità del quadro richiede una cornice adeguata, e il TCBF chiede al presidente del consiglio comunale la disponibilità di Palazzo dei Trecento. Ma c’è un problema: la sala consiliare è da trent’anni la casa del Premio Letterario Giovanni Comisso, il prestigioso concorso che Unindustria Treviso organizza sempre tra settembre e ottobre. Un doveroso omaggio a una delle anime artistiche più alte del nostro territorio, che a distanza di 47 anni dalla scomparsa continua a nobilitare il nome della città in Italia e nel mondo.

La situazione rischia di diventare critica: due realtà preziose di Treviso, due nostre risorse sono a un passo dal muro contro muro. Chi corre il pericolo di trovarsi senza sala è proprio la mostra dedicata a Cavazzano. È un’impasse che deve risolvere la buona Politica. Il Presidente del Consiglio Comunale, il nostro Franco Rosi, applica allora il metodo Treviso Civica: convoca le parti e le invita a intavolare un dialogo, con l’obiettivo di individuare una strada comune, nell’interesse di tutti e soprattutto della città. Perché un fallimento dell’uno o dell’altro evento potrebbero condurre a un decadimento dell’entusiasmo di ciascuna di queste forze vitali, con una grave ricaduta sull’immagine e sull’indotto di tutta Treviso.

Al tavolo Ennio Bianco, presidente del Premio Giovanni Comisso e figura cruciale in Unindustria Treviso, gli organizzatori TCBF e il nostro Franco trovano così una soluzione intelligente, dialogando: è la testimonianza del rinnovato spirito che anima la città, di una Treviso dove le forze del territorio cooperano in sinergia per valorizzarsi a vicenda. La mostra di Cavazzano viene ospitata così da Palazzo Giacomelli: la splendida sede di Unindustria apre al popolo del fumetto, trovando un prezioso contatto con un pubblico che prima le poteva essere precluso. Il TCBF, da par suo, trova per il suo super-ospite un allestimento meraviglioso, che porta ad un successo mediatico, di pubblico e di critica con pochi precedenti.

Così si fa cultura, così si lavora per tutta la città!

RINASCIMENTO TREVIGIANO: LA CULTURA CHE FUNZIONA

Esiste una via trevigiana alla politica culturale. E funziona:

Eventi, Festival, Musei Civici, spazi rigenerati. E l’economia ci guadagna

tcbf

Uno dei festival di maggior successo in città: il Treviso Comic Book Festival attira ogni anno più di 30mila visitatori

In tempi di ristrettezza di bilanci pubblici, le amministrazioni comunali sono tenute ad operare delle scelte ed in base a queste soltanto che vanno giudicate.

Quando si scrive sull’attività amministrativa posta in essere, la partigianeria politica non è una buona consigliera e di conseguenza, senza trascendere nella sterile polemica politica, mi limito ad osservare che nel campo degli investimenti e dell’allocazione delle risorse in ambito culturale vi sono due linee di pensiero: la prima è quella che dirotta i fondi destinati al teatro comunale sulle attività commerciali – produttive e questo è il metodo seguito dal comune di Castelfranco Veneto e che potremmo definire “castellano”;

la seconda è quella che ritiene che la cultura sia un investimento a lungo termine, in grado di far crescere una collettività e soprattutto di fare da volano per l’economia, metodo che definirei “trevigiano”.

Seguendo tale metodo, dal 2013 ad oggi l’amministrazione, nonostante le ristrettezze di bilancio, è riuscita a supportare economicamente ben quattro festival, da Carta Carbone, al festival della Statistica, dal Sole Luna al Treviso comics book festival, tutte manifestazioni culturali che hanno attirato ed attirano flussi di persone importanti.

Con grande sforzo economico ha ristrutturato il complesso museale di Santa Caterina che oggi finalmente ha raggiunto gli stessi standard dei grandi musei europei, potendo così ospitare grandi mostre.

Oggi per la prima volta dal 1932 la città di Treviso ha ben due musei, museo Bailo e complesso di Santa Caterina e l’amministrazione sta lavorando anche per rilanciare casa Robegan quale ulteriore sede museale finalizzata all’esposizione di mostre di arte contemporanea, ed a giugno vi sarà l’apertura del museo della collezione Salce, nel complesso di San Gaetano.

Ha recuperato relazioni particolarmente importanti con gli altri partner che operano in città su temi culturali quali Fondazione Benetton, Associazione Tra e Teatri spa ed altri ancora.

Alla Teatri s.p.a, inoltre, è stato erogato un importante contributo finanziario nel 2016 per il mantenimento del teatro di tradizione e ciò in aperta controtendenza rispetto alle amministrazioni precedenti che avevano delegato l’intera gestione del teatro di proprietà comunale, “Mario Del Monaco” alla società Teatri s.p.a disinteressandosi completamente della “politica” teatrale.

A ciò si aggiungano i finanziamenti delle tre mostre di Marco Goldin che con la sua Linea d’ombra ha nuovamente portato Treviso al centro dell’attenzione nazionale, riempiendo di turisti la nostra bella città.

Tutto questo fermento culturale e questa attenzione alla politica culturale sono fatti e si pongono in netta controtendenza con l’indirizzo dato dalle amministrazioni precedenti.

Avv. Sossio Vitale
Presidente della I commissione consiliare “Bilancio, cultura ed attività produttive” del comune di Treviso

I segreti sotterranei del Bastione di Santa Sofia

BASTIONE DI SANTA SOFIA

TREVISO SOTTERRANEA RESTITUISCE

UN ALTRO TESORO AI TREVIGIANI

Bastione Santa Sofia

la sala ricavata all’interno del Bastione di Santa Sofia

Sabato 8 ottobre l’associazione Treviso Sotterranea ha restituito a tutti noi un vecchio, dimenticato tesoro della nostra città: il Bastione di Santa Sofia.

Ancora una volta, hanno risposto in tantissimi all’invito di Treviso Sotterranea: tutto esaurito per i 5 turni di visita, tutti all’avventurosa scoperta delle viscere trevigiane sotto le Mura cittadine, con l’ultimo sito ipogeo ripulito e rimesso a lucido per i visitatori dai tanti encomiabili volontari del gruppo storico-speleologico. «In un anno e mezzo abbiamo portato circa 3 mila persone. Non riusciamo a star dietro a tutte le richieste», spiega Roberto Stocco, fondatore di Treviso Sottorranea coi sodali Simone Piaser, Massimiliano Zago e Sara Paris. Oggi l’accesso ai sotterranei, per motivi di sicurezza, è consentito solo ai soci dell’associazione; pertanto ai visitatori viene chiesta una piccola quota (10 euro) che prevede l’iscrizione e l’assicurazione.

Grazie alla collaborazione con l’Amministrazione cittadina, dal 2014 ad oggi l’opera di recupero di Treviso Sotterranea sta restituendo valore e considerazione a tanti luoghi sconosciuti e dimenticati. C’è tutta una Treviso che era ignota a tanti trevigiani, ed oggi si scopre, torna alla luce, nel buio dei tanti cunicoli medievali e rinascimentali che scorrono sotto il Centro Storico. Quale migliore modo per celebrare i 500 anni delle nostre splendide Mura cittadine?

Il cammino  che parte dal bastione di Santa Sofia è annesso a un canale che passa sotto le mura, a cui si accede vicino alle chiuse. Va ad aggiungersi al percorso sotterraneo che va da varco Manzoni a porta San Tomaso, l’unico visitabile fino a sabato scorso. All’interno del bastione di Santa Sofia, inoltre, sono ben visibili i sei stanzoni che erano stati ricavati per realizzare il vecchio macello anteguerra. A collegarli un tunnel che segue il corso semicircolare del bastione.

«Stiamo già pensando a una terza fase del progetto», ha detto l’assessore alla cultura Luciano Franchin in occasione dell’inaugurazione del percorso  «per portarvi all’interno mostre e eventi». Alla cerimonia erano presenti anche l’assessore ai lavori pubblici Ofelio Michielan, il Consigliere Daniela Zanussi e il Presidente del Consiglio Comunale Franco Rosi, che ha ricordato come “gli interventi delle associazioni aiutino a rendere ancora più bella una città che non ha un singolo diamante ma un insieme di pietre preziose, che costituiscono una vera e propria corona”. Grazie a Treviso Sotterranea!